"In democrazia [liberale ndr] l'omicidio politico non esiste" Gilmar Mendes, Presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, 19 novembre 2009
"In democrazia [liberale ndr] l'omicidio politico non esiste" Gilmar Mendes, Presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, 19 novembre 2009
Da oggi la cultura delle giustificazioni degli assassini e degli indici puntati sulle vittime, meglio nota come dottrina Mitterrand, è un ricordo.
Mi piacerebbe che chi si scandalizza della pretesa dello stato di decidere degli arredi del mio negozio, provasse almeno la stessa indignazione quando lo stesso stato mi obbliga a lavorare per lui né più né meno come i faraoni obbligavano gli schiavi nella costruzione delle piramidi.
E con le stesse motivazioni.
Quando va bene, un servizio statale costa il doppio e vale la metà del medesimo servizio offerto da un privato.
Quando va male, c'è la Brambilla.
di chi era lì il giorno in cui finiva l'esperienza storica più tragica di sempre.
Per qualche d'un altro, ancora oggi un evento incomprensibile, misterioso, sicuramente ostile.
L'apologeta del crimine contro l'umanità in tutta la sua miseria intellettuale.
Nell'assordante silenzio di chi organizza manifestazioni perché un quotidiano riceve un atto di citazione, nel mondo i dittatori fanno l'unica cosa che gli riesce bene.
Con i miei soldi a spassarsela ovunque, canada compreso.
La soluzione migliore è che lo stato non se ne occupi, come sempre.
E se proprio se ne vuole occupare, lo faccia con dei voucher che ogni studente può spendere nell'istituto che meglio ritiene faccia al caso suo.
Finché rimarrà l'inversione dei ruoli, finché l'utenza sarà espropriata del proprio diritto di scelta, non c'è riforma che tenga.
Il pover'uomo pensa che l'IRAP non sia "un'imposta sul reddito delle imprese, ma un'imposta su tutti i redditi riscossa dalle imprese per conto dello stato, come i contributi sociali".
Ci sono dentro tre cose:
- una vera: il reddito delle imprese con l'IRAP centra nulla;
- una falsa: se all'esame di diritto tributario uno studente dicesse che l'IRAP è come i contributi sociali, vola fuori dalla finestra;
- una incidentale: la visione dal rapporto stato / contribuenti degna dei faraoni egizi, dove il primo può tranquillamente imporre alle seconde di lavorare, e gratis, per lui.
Ecco, finalmente, il peana dell'IRAP.
Di fronte a tanta ignoranza alcune, brevissime, osservazioni:
- affermare che va bene perché ha abolito altre tasse è una non-argomentazione, è come sostenere che la fucilazione va bene perché è stata abolita l'impiccagione e la sedia elettrica;
- affermare che sia un'imposta su tutti i redditi è una semplice idiozia, primo perché non riguarda tutti ma solo gli operatori economici organizzati (l'artigiano e le p.iva incominciano a pagarla con l'ingaggio del primo collaboratore), e poi perché non riguarda il reddito di esercizio ma il fatturato con qualche limitata deduzione;
- affermare che è invisa a chi lavora perché colpisce il capitale e perché non è facilmente eludibile da la giusta dimensione intellettuale della questione: è una pensata di un comunista che, non potendo mandarci nei campi di rieducazione, cerca di affamare l'odiato imprenditore causa dei mali del mondo.
Dal punto di vista tecnico, invece, è roba da 118: non è vero che penalizza il capitale e non il lavoro perché penalizza la produzione tout court aggredendo la crescita del fatturato, e non è vero che sia difficile da evitare perché al contrario per non pagarla è sufficiente non fatturare, ed infatti è un regalo per chi fa il nero come ben dimostrano le statistiche sull'evasione dell'IRAP al sud;
- affermare che se l'impresa è in perdita non vi sono profitti e dunque non c'è IRAP significa non sapere di cosa si stia parlando perché - a parità di costo della manodopera - io pago la stessa IRAP sia che produca in perdita perché faccio pagare ai miei clienti un bene 90 quando a me è costato 100, sia che lavoro in attivo perché quel bene fatturato 90 mi è costato 10.