domenica, 25 ottobre 2009

Il pover'uomo pensa che l'IRAP non sia "un'imposta sul reddito delle imprese, ma un'imposta su tutti i redditi riscossa dalle imprese per conto dello stato, come i contributi sociali". 

Ci sono dentro tre cose:
- una vera: il reddito delle imprese con l'IRAP centra nulla;
- una falsa: se all'esame di diritto tributario uno studente dicesse che l'IRAP è come i contributi sociali, vola fuori dalla finestra;
- una incidentale: la visione dal rapporto stato / contribuenti degna dei faraoni egizi, dove il primo può tranquillamente imporre alle seconde di lavorare, e gratis, per lui.

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sabato, 24 ottobre 2009

Ecco, finalmente, il peana dell'IRAP.

Di fronte a tanta ignoranza alcune, brevissime, osservazioni:

- affermare che va bene perché ha abolito altre tasse è una non-argomentazione, è come sostenere che la fucilazione va bene perché è stata abolita l'impiccagione e la sedia elettrica;

- affermare che sia un'imposta su tutti i redditi è una semplice idiozia, primo perché non riguarda tutti ma solo gli operatori economici organizzati (l'artigiano e le p.iva incominciano a pagarla con l'ingaggio del primo collaboratore), e poi perché non riguarda il reddito di esercizio ma il fatturato con qualche limitata deduzione;

- affermare che è invisa a chi lavora perché colpisce il capitale e perché non è facilmente eludibile da la giusta dimensione intellettuale della questione: è una pensata di un comunista che, non potendo mandarci nei campi di rieducazione, cerca di affamare l'odiato imprenditore causa dei mali del mondo.
Dal punto di vista tecnico, invece, è roba da 118:  non è vero che penalizza il capitale e non il lavoro perché penalizza la produzione tout court aggredendo la crescita del fatturato, e non è vero che sia difficile da evitare perché al contrario per non pagarla è sufficiente non fatturare, ed infatti è un regalo per chi fa il nero come ben dimostrano le statistiche sull'evasione dell'IRAP al sud; 

- affermare che se l'impresa è in perdita non vi sono profitti e dunque non c'è IRAP significa non sapere di cosa si stia parlando perché - a parità di costo della manodopera - io pago la stessa IRAP sia che produca in perdita perché faccio pagare ai miei clienti un bene 90 quando a me è costato 100, sia che lavoro in attivo perché quel bene fatturato 90 mi è costato 10.




 

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giovedì, 22 ottobre 2009
Effettivamente non ho mai visto un'imposta abolita per annuncio.
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venerdì, 16 ottobre 2009
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sabato, 19 settembre 2009
Il distribuire l'8%% del bottino è serietà se si è parte della banda.

Se si è parte dei rapinati, no.
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venerdì, 18 settembre 2009
Mi chiedo se tanta attenzione alle aliquote di chi vive lavorando un giorno sarà dedicata alle dichiarazioni dei redditi dei rom.
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giovedì, 17 settembre 2009

di fronte a richieste di intervento statale dice cose tipo "Why should the taxpayer pay?", "Why can't companies save themselves?" "Why always look to the state?".

E, per la gioia degli uomini liberi di Germania, ministro dell'economia tedesca.

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mercoledì, 02 settembre 2009
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giovedì, 16 luglio 2009

Ovviamente il cd. scudo fiscale dimostra solo che il problema delle imposte sono le aliquote, non i contribuenti.

Per il resto sono d'accordo: il sostituto d'imposta è lo strumento del grande rapinatore per obbligare le persone per bene a fargli da palo.

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mercoledì, 15 luglio 2009
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mercoledì, 15 luglio 2009
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domenica, 05 luglio 2009
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sabato, 04 luglio 2009

Contro la truffa del sostituto d'imposta, la lotta di un uomo libero.

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sabato, 04 luglio 2009

si legge lavori forzati.

Almeno finché qualche d'uno non mi spiegherà perché prelevare - via imposte - i guadagni di n ore di lavoro ad un uomo non equivale a costringere quell'uomo a lavorare obbligatoriamente per lo stato quelle n ore.

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giovedì, 25 giugno 2009

Confermo: "è inutile imbarcare i Cola­ninno e i Calearo quando tutti ricordano le scelte del ministro Visco, la rappresen­tazione di un fisco totalmente sordo. Ha abbassato l’aliquota dell’Ires e l’ha finan­ziata riducendo la deducibilità degli inte­ressi passivi. Una mazzata per le piccole imprese che si erano indebitate per fare investimenti. Al momento del voto non si dimentica".

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giovedì, 16 aprile 2009

Meno tasse. Meno adempimenti. Meno spese statali. 

Non si può chiedere il protettorato?

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mercoledì, 15 aprile 2009

L'idea di utilizzarlo per sostenere i costi della ricostruzione abruzzese sembrava ottima per la sua capacità di trovare le risorse là dove ci sono.

Invece si è rivelata straordinaria per smascherare la sua natura di imposta nascosta, e di dare nomi e cognomi ai beneficiari del furto e ai loro protettori.
Disposti a tutto, anche a sovratassare i contribuenti, pur di non mollare l'osso.

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venerdì, 03 aprile 2009

Li chiamano paradisi fiscali.

A me pare che siano semplicemente dei sistemi meno predatori. E che sia per questo che ne hanno il terrore.

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giovedì, 19 marzo 2009

Prosegue la guerra degli inferni fiscali contro i sistemi un po' meno opprimenti.

In mezzo al frastuono della clap dei massmedia, magari direttamente interessati al bottino come in Italia, ogni tanto si alza una voce libera: chi vive a Montecarlo, in Svizzera, ad Andorra, non si deve giustificare di nulla.

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categoria:imposte
venerdì, 20 febbraio 2009

Nei tempi di eccesso di offerta, non c'è da stupirsi se aumenta il numero di quelli che reclamano aiuti di stato, che sperano che siano i contribuenti a saldare i loro debiti.

Ma questo non significa che fare pagare il conto ad altri sia giusto. E neppure utile.

 

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categoria:imposte
giovedì, 15 gennaio 2009

Io pago tasse, imposte, bolli, marche, contributi ogni volta che mi muovo. Praticamente da quando sono nato.

Avessi mai sentito un esponente della sinistra dire "basta" alle gabelle sul passaporto, sulla carta d'idenità, sul certificato di nascita, sulla richiesta di spostare una parete in casa, sul conto corrente. 

Ieri la novità.

Si sono accorti che i pagliacci al governo non hanno - tra l'altro - ridotto gli importi degli studi di settore, a dispetto delle promesse, del calo della produzione registrata ufficialmente, del procedimento automatico e kafkiano in cui è trascinato il contribuente che non si sottomette ai diktat dell'Agenzia dei Ladri?

No. Proprio no,

 

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giovedì, 01 gennaio 2009

La convivenza si fonda sulla condivisione delle regole.

Tra le principali c'è, senza dubbio, il diritto di farsi pagare i crediti e il corrispondente obbligo di saldare i debiti. Alla scadenza.

Lo stato italiano deve ai cittadini poco meno di trenta miliardi di euro per imposte versate ma non dovute. Li deve da anni, spesso lustri, a volte decenni, in virtù di una giungla normativa tutta sbilanciata a favore dell'Agenzia dei Ladri e tanto delirante da essere capace di ridurre a filastrocca il processo di Kafka.

Ora questa gentaglia, con l'arroganza dei bravi, osano qualificare la tardiva restituzione di circa 1/10 di quanto complessivamente dovuto, come tangibile sostegno alle imprese fatto trovare sotto l'albero di natale.

Evidentemente pensano che pagare una piccolissima parte dei debiti con dieci anni di ritardo e senza riconoscere la rivalutazione monetaria sia una loro concessione, un loro regalo. 

E non hanno vergogna di dirlo a noi, che se paghiamo il giorno dopo ci applicano la sanzione del 30%, che riceviamo cartelle che neppure i geroglifici di Cheope, che ci bloccano l'automobile per una multa da cinquanta euro, che ci ipotecano l'azienda anche se abbiamo adito il giudice tributario.

p.s. ho sentito lorsignori dichiarare su tutto, nulla escluso. Questa notizia è l'unica eccezione di cui ho memoria.

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giovedì, 18 dicembre 2008

Il cd. canone rai è una tassa sulla proprietà del televisore, bene già gravato di un'imposta al momento dell'acquisto (iva), che insiste sul residuo di un importo violentemente tassato alla fonte, il reddito dell'utente.

Tre rapine in una. Tre rapine per poter godere ogni sera di un servizio che non ho chiesto e che non mi interessa.

Io non lo pagherò mai. Mai. Ho detto m-a-i.

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sabato, 06 dicembre 2008

Se è vero che anche Mussolini ha fatto delle cose buone, non vedo di che stupirsi se anche questo governo ogni tanto ne azzecca una.

O meglio, la sbaglia meno perché io continuo a ritenere che, per quanto fino a ieri fossero di più, euro 261.700.000,00 rimangano comunque un bel furto.

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mercoledì, 03 dicembre 2008

Non soddisfatto della splendida figura rimediata, il buon Giulio ci informa che  il successo della detrazione d'imposta sulle ristrutturazioni non è, come noi si pensava, un'altra prova della validità delle teorie di Laffer, un'idea che ha funzionato, ma una falla da tappare, addirittura un bancomat.

Una volta i pirati venivano impiccati sul pennone più alto della nave. Oggi fanno i ministri.

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martedì, 02 dicembre 2008

Gli incentivi fiscali alle ristrutturazioni edilizie erano una buona idea, da migliorare nel senso di eliminare la faticosa burocrazia prevista dalla solita sinistra statalista.

Insomma, anche sentiti gli auspici a reti unificate sull'esigenza di rilanciare i consumi, ci si aspettava un ampliamento del paniere, comprendendo ad esempio l'installazione di ascensori e riqualificazioni del genere, un aumento dell'importo detraibile, da portare al 100% della spesa sostenuta, ed una estrema semplificazione burocratica, tipo spese mediche.

Il buon Silvio la pensa diversamente (quiquiqui, qui qualche commento al riguardo), ed in perfetto stile Visco priva il cittadino di qualsiasi diritto consegnandolo alla mercé dei funzionari dell'Agenzia dell'Entrate, noti per la loro incompetenza e per la diffusa scarsa etica. Tra l'altro retroattivamente, cosicche uno che nel 2008 ha già ristrutturato vede oggi sparire i soldi che gli sono dovuti per legge. Dovuti per legge, non promessi in campagna elettorale.

Ha ragione chi parla di truffa. Questo è un colpo da magliari, un vero e proprio atto di pirateria.

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lunedì, 01 dicembre 2008

L'opposizione, in Italia, è Sky: provvedimenti, fatti, numeri, promesse non mantenute.

Altri preferiscono occuparsi di Villari o di fare, tra un governo ombra e mille portavoci, un bel coordinamento del nord. Utile come un ombrello in mezzo all'alluvione.

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sabato, 29 novembre 2008

Alla fine il provvedimento anti crisi è diventato (decreto) legge. 

Nella marea di cose inutili, tipo la social card, rilevo due splendidi provvediemnti che avvicinano l'Italia alla civiltà: si verserà l'iva solo se si è inaccassata la fattura (art. 7), si inizia a ridurre gli effetti devastanti dell'IRAP (art. 6).  Il cambiamento è epocale in entrambi i casi, ed infatti nel PD non se ne è accorto nessuno.

Nella marea di cose inutili, tipo il bonus per il rientro dei "cervelli in fuga", spunta anche la delirante imposta sul materiale pornografico (art. 31): a parte la assai discutibile discriminazione fiscale, ed in attesa che Bondi stabilisca il confine del rapporto simulato e non, il buon Silvio forse non sa che chi non si può permettere la Carfagna, o le sue colleghe, capita si debba arrangiare da solo.

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mercoledì, 26 novembre 2008

In attesa degli anticipi sulle imposte del 1 e del 29 dicembre, la cruda verità.

Il resto sono cose buone per un convegno con coffea break, chiacchiere, bullshit, stronzate, vaniloqui.

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venerdì, 21 novembre 2008

Il ministro delle finanze in carica pensa che l'IRAP sia un'imposta demenziale da abolire. Nel mentre la rende meno kafkiana consentendone la detraibilità dall'ires.

In attesa del prossimo convegno del PD sul nord che ha paura.

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