Il problema è quello che dicono e fanno i musulmani oggi.
Cosa vedete?
Io vedo la negazione del diritto di esistere. E vedo, ma dovrei dire presumo, che sono tutte donne.
Nessuno può dire ad un altro cosa può o non può indossare.
Neanche gli imam e i padri-padroni.
"Questa esperienza di camminare liberamente per strada senza essere accusata di essere una puttana è una benedizione e un'esperienza e una benedizione per la quale sarei disposta a morire pur di difenderla"
Per fortuna c'è ancora chi non ha paura di raccontare ciò che ha vissuto, c'è ancora chi non ha paura di
sputare in faccia ai suoi aspiranti assassini.
Se sei donna ed abiti in Sudan, indossare dei pantaloni ti costa quaranta frustate e la galera.
Non ci crederete, ma è un paese musulmano.
Qualche anno fa si manifestava per la parità sessuale, andando in giro a seno nudo.
Bisogna prendere atto che oggi si manifesta per l'oppressione di genere.
Come volevasi dimostrare, i sessisti islamici riducono il burqa ad una scelta individuale addirittura accostandolo, non dopo averli additati come simboli di degrado morale, al bikini e alla minigonna.
Il paragone, per altro, è involontariamente calzante perché dimostra nei fatti del quotidiano come la cultura della pari dignità tra i sessi sia l'antitesi dell'islam.
La questione del burqua non attiene alla sfera privata dell'abbigliamento. E ridurlo come tale, come se si stesse parlando del nuovo cappellino della regina d'Inghilterra, significa nascondere la testa sotto la sabbia.
La questione del burqua attiene ad una cultura omicida e razzista, che pretende di non essere giudicata.
Io giudico. E per fortuna non sono il solo.
Qualche d'uno spieghi alla buona Caridi che il potere si esprime con i simboli, ed il simbolo dell'islam assassino, teocratico e maschilista è - anche e soprattutto - il velo.
C'è una donna come rettrice di un'università femminile dove si insegna la sharia? E allora?
Non sarà la prima donna, né ahimé l'ultima, a sposare la causa della teocrazia e della superiorità divina del maschio, a pensare che se non hai il pisello non hai il diritto di guidare una macchina o di uscire di casa senza la scorta di un maschio della famiglia, a ritenere giusta la lapidazione delle donne colpevoli di essersi fatte stuprare da un estraneo.
Con buona pace degli esempi, un po' ridicoli, che la signora cerca di propinarci per spiegarci che la terra è piatta.
Scopriamo dalla buona Caridi che l'islam non è maschilista.
Verrebbe da dire con una battuta che ora bisognerebbe comunicarlo a tutti i governi degli stati a maggioranza islamica dove, senza eccezione alcuna, le donne sono private della loro umanità in quanto tali.
E invece mi vengono in mente le foto che i segregazionisti sudafricani mostravano ai tempi dell'apartheid, con tanti bei negretti a ricevere lauree e a dirigere televisioni.
Mi vengono in mente loro e il disgusto che provai allora e che provo oggi quando leggo lo stesso penoso artificio retorico.
Se possa o non possa un datore di lavoro imporre un determinato abbigliamento, è questione contrattuale.
Il punto è culturale: accettiamo in silenzio l'esibizione del simbolo della sottomissione femminile elevata a sistema, oppure abbiamo qualche cosa da dire?
esiste un concorso per eleggere la migliore schiava.
Alla fine i razzisti islamici hanno trovato dei complici.
Ovviamente accompagnati dai soliti inutili idioti, che non riescono neppure a capire che non c'è nessuna differenza tra il vietare l'ingresso perché negri o ebrei e il vietare l'ingresso perché uomini.
Rimango in attesa di vedere qualche musulmano - singolo, associazione, ulema, ente non profit, camera di commercio, governo, imam - protestare contro i crimini commessi in nome di Allah.
E dire che gli spunti non mancano: qui, ad esempio, il video dell'esecuzione a mitragliate di una coppia colpevole di fornicazione.
Ma mi rendo conto che si protesta contro qualche cosa quando non la si condivide.
Dimenticavo.
Non deve essere per forza musulmano.
Va benissimo anche un qualsiasi profeta del multiculturalismo, dell'accettazione prona a qualsiasi cosa purché arrivi da altrove, dell'impossibilità di giudicare con il nostro metro gli altri e le loro culture, della negazione del diritto di una comunità di respingere chi si pone in antitesi con i suoi valori fondativi.
Qui la legge che legalizza lo stupro: è l'art. 132, ma anche gli altri non scherzano per nulla.
Diciamo che in Italia, che non è l'Olanda, se qualche d'uno si azzardasse a proporre una qualsiasi di queste norme sarebbe oggetto di TSO.
Io continuo ad attendere non dico l'assalto alle ambasciate, non dico l'apertura di crisi diplomatiche, non dico risoluzioni ONU, ma almeno due righe due da qualche musulmano per dire che Allah non c'entra nulla, si.
E non mi riferisco agli abitanti dei paesi retti da governi islamisti. Nessuno escluso.
Mi riferisco a chi risiede in luoghi dove ciascuno è libero di esprimere le proprie opinioni senza rischiare una pallottola in mezzo alla fronte.
Rimango sempre in attesa di sapere cosa ne pensano le femministe, i terzomondisti, le organizzazioni musulmane italiane ed europee.
Osava andare a lavorare. Addirittura sosteneva che la sua non era una stranezza, ma un diritto.
In nome di Allah, l'hanno ammazzata.
Non ho letto di nessuna manifestazione di nessuna organizzazione islamica contro questo crimine. Strano.
In primavera voterò per la libertà di parola, per il diritto di satira e di critica, per il diritto delle donne a non essere discriminate per sesso, per il diritto degli omosessuali alla propria affettività.
Per tutto questo, voterò Geer Wilders (avviso: il link contiene Fitna).
Di sicuro c'era che era stata arrestata.
Prima sembrava per una bottiglia di vino.
Poi, dopo un mese di detenzione, pareva che la contestazione riguardasse l'esercizio abusivo della professione di giornalista.
Ora, passati altri due mesi e mezzo, hanno avuto la cortesia di accusarla formalmente: spionaggio.
Pena massima prevista, l'impiccagione. Tra l'altro da quelle parti comminata non così di rado.
Se con queste persone è lecito trattare, dove è il limite?
Su 28 paesi aderenti alla NATO, 27 erano favorevoli a nominare segretario generale il signor Rasmussen.
Unico paese contrario, la Turchia.
Il motivo? Non aver arretrato di un millimetro sulla libertà di stampa e di satira ai tempi della vicenda delle vignette.
Aver detto, senza nascondersi, che oggi bisogna difedere quello che fino a ieri abbiamo dato per scontato: "intendiamo batterci per il più prezioso dei diritti che abbiamo, quello alla libertà di parola, perché esso è minacciato, e abbiamo imparato dalla crisi delle vignette che non possiamo più darlo per garantito. Alcuni anni fa non avrei dedicato così tanto tempo e spazio alla difesa della libertà di espressione come sto facendo adesso, e lo faccio per un motivo ben preciso. La libertà di mettere in discussione ogni cosa, il diritto di sfidare il potere religioso e politico, di mettere in dubbio le verità date per stabilite e i dogmi è la condizione preliminare per la vera democrazia".
Non ho mai sentito un mussulmano accettare il principio della divisione tra la propria convinzione religiosa e l'ordinamento.
La traduzione nella realtà è anche questa.
Bisogna solo decidere da che parte stare.
Io sto dalla parte di Malika. Con il mitra là, con il rifugio politico qui.
L'unica risposta possibile è rifiutarsi di ospitare i giochi neonazisti del mediterraneo.
Perché la giustificazione di Pescante - si decide a maggioranza, la maggioranza è araba, gli arabi non vogliono gli atleti israeliani - è esattamente l'accusa: che ci facciamo noi lì dentro?
Quando penso che Geert Wilders abbia più ragioni che torti quando paragona il Main Kampf al Corano, penso a questo.
Chi rimane indifferente, chi si indigna a corrente alternata, chi si però anche loro, è complice.
Ora viene fuori che il pericolo per la società democratica non sono quelli che minacciano di morte - avendo dimostrato di essere capacissimi di passare dalle parole ai fatti - chi non la pensa come loro, ma chi viene minacciato.
Perché questo significa aver accolto a braccia aperte dichiarati jiadisti come Abu Hamza e riservare ad un parlamentare olandese questo osceno trattamento.
E poi sarebbe ora che qualche d'uno dei detrattori di Wilders spiegasse cosa ci sia di sbagliato nella sua posizione, tra l'altro perfettamente confermata proprio da questa incredibile vicenda, che si passasse dalle etichette al ragionamento.
Anche solo per capire come si può pensare di dare del fascista a chi parla di nazismo come male assoluto e che si batte per l'affermazione dei diritti civili e contro la segregazione femminile e l'omofobia.
A Milano, a Bologna, a Roma, qualche settimana fa qualche migliaio di egiziani legati all'UCOII, con una manciata di comunisti a supporto, sventolavano le bandiere di questa gente qui.